PROGRAMMA EDUCATIVO
 
 

I PRINCIPI-GUIDA DEL PROGETTO PEDAGOGICO DEL NIDO “I PASSEROTTI” - Dott.ssa Elisa Bigi - pedagogista

Il progetto pedagogico del nido “I Passerotti” è la traduzione tecnico-programmatica del “sogno educativo” che ha sempre caratterizzato l’Associazione il Nido, ovvero il desiderio di realizzare un luogo in cui i bambini e le loro famiglie possano sentirsi accolti e vivere esperienze realmente significative. All’interno del progetto pedagogico si delinea lo stile educativo del nido “I Passerotti”, contraddistinto da alcuni principi-guida qui di seguito sinteticamente illustrati:

L’ ambiente intenzionalmente educativo 

Pensiamo che l’ambiente del nido debba essere organizzato in modo flessibile e vada ri-progettato nei vari periodi dell’anno educativo, per poter rispondere in maniera coerente alle diverse esigenze di accoglienza, di contenimento, di scoperta ed espressione di sè che ciascun bambino manifesta durante il proprio percorso di crescita.

L’alleanza educativa con i genitori

Riteniamo che, fin dall’ingresso del bambino al nido, sia fondamentale creare con le famiglie un rapporto basato sul confronto e sulla fiducia reciproci, allo scopo di costruire un’alleanza educativa che sostenga il bambino e lo faccia sentire riconosciuto e accettato, anche attraverso l’accoglienza dei suoi famigliari e dei vissuti che riguardano la sua vita sia a casa che al nido

La regia consapevole delle scelte e delle proposte educative

Pensiamo che sia importante offrire ai bambini proposte educative coerenti con il loro percorso di crescita; per fare ciò, al nido “I Passerotti” progettiamo le attività a partire dall’osservazione pedagogica dei bisogni e degli interessi che i bambini manifestano.

Il bambino: protagonista del nido

Crediamo che ciascun bambino sia protagonista della vita del nido. Il termine protagonista deriva dal greco “prwtoV agwnisthV: protos agonistes”, che letteralmente significa “primo atleta” o anche “primo attore”: “primo”, ovvero il più importante; protagonista, quindi, non inteso come bambino egocentrico e onnipotente a cui tutto è concesso, ma come soggetto primo, le cui esigenze di crescita e sviluppo sono alla base delle scelte e delle azioni educative compiute.

In questo senso, riteniamo che considerare il bambino come protagonista significhi essere disponibili ad accoglierlo per ciò che realmente è, riconoscendo il suo diritto all’autenticità, intesa come possibilità di scoprire la propria “essenza” ed esprimere i vissuti personali.

L’educazione alla cura, al rispetto e all’empatia

Riteniamo che ciascun bambino vada educato ad aver cura e rispetto di sé, degli altri, dell’ambiente che lo circonda. Tale educazione si concretizza attraverso la mediazione che l’educatore svolge quotidianamente e progressivamente tra i bisogni e desideri del singolo bambino e quelli del resto del gruppo.

L’educazione al piacere e all’otium creativo  

Crediamo che educare al piacere significhi offrire ai bambini un contesto stimolante ed esteticamente appagante, riconoscere che ciascuno di loro ha un modo del tutto personale di sperimentare il piacere di fare, di esprimersi e di sentire.

Educare al piacere implica, paradossalmente, educare anche all’otium, per come lo intendevano gli antichi romani: un momento affatto inutile, che corrisponde ad un tempo di riposo e di attesa creativa che anticipa il fare e che consente di sperimentare in modo significativo e profondo il piacere di inventare nuovi giochi e nuove soluzioni.

L’educazione all’accettazione di sé e alla sicurezza interiore

Pensiamo che sia fondamentale, per il benessere dei bambini, educarli fin da piccolissimi, ad accettare se stessi.

L’educazione all’accettazione di sé avviene quando l’adulto di riferimento del bambino sa riconoscere la differenza emotiva che c’è tra il sentire di “avere un limite” e il sentire di “essere un limite”, tra il “compiere un errore” e l’“essere un fallimento”; tale distinzione corrisponde alla capacità della persona di non identificarsi con il limite o con l’errore.

Educare un bambino a non identificarsi con i propri limiti o errori, infine, significa anche educarlo ad avere fiducia in sé e a sviluppare sicurezza interiore nel fatto che può superare le difficoltà e i limiti che quotidianamente incontra.

L’educazione all’autonomia                                                                                                  

In conclusione, crediamo che manifestare fiducia nel bambino, educarlo ad accettarsi e a credere in sé, riconoscere il suo ruolo di protagonista, consentirgli di affrontare momenti di otium e di noia che stimolano l’attivazione della fantasia e della creatività, significa educare progressivamente il bambino all’autonomia, ovvero incoraggiarlo e sostenerlo affinché si metta in gioco e sperimenti la sua capacità di crescere e di imparare.